Quante delle parole dette ci corrispondono appieno? In modo autentico?
Quante sorgono dalle emozioni che stiamo vivendo e che magicamente trasformiamo? O parliamo solo per dare voce a una risposta dall’esterno?
Parlare per parlare o parlare per comunicare?
Quello che ho da dire nasce dell’ascolto accogliente. Nasce dalla mia apertura a togliermi di mezzo, per esserci sul serio.
Categoria: RACCONTARE
Friarielli sulla lingua
Il friccicore dei friariarielli sulla lingua,
sento solo questo, adesso
Un ventilatore in faccia,
i capelli indietro, davanti
Acqua,
che va dalla bocca alla pancia.
Sventolano questi fogli che scrivo,
Sventolano i desideri di agosto,
mi tocco il viso,
la crema mi liscia la pelle,
i pensieri, anche.
Il pollice sulla giugulare
sente il cuore,
sente le ossa del collo,
le parole nella gola,
Quelle dette,
quelle trattenute,
quelle non ancora pronte
E’ un’estate di intenti,
E voglio disperdermi
Cosa avvicina di più alla morte?
Cosa avvicina di più alla morte, se non questo senso vitale, istintuale? Per esternare, senza timore, di sentimenti, di istanti, di vorace tutt’uno con l’esistenza?
Per connettersi con l’intimo Amore e i tuoni e i lampi e i cordoni con gli altri?
L’infrastruttura cade, per lasciare respiro, voglia di abbracci, sguardi.
C’è qualcosa oltre me e oltre te, mentre parliamo, oltre il giudizio, l’obiettivo: un mistero, un campo.
Un racconto che non conosciamo, una storia d’altri tempi, di silenzi.
Un’impresa di intenti, dove non serve dimostrare di esistere, solo rimanere, esserci.
E poi, smettere, con gli sforzi. Ma lasciarsi andare, accogliendo.
Chiudendo gli occhi al mondo, mi inoltro nella mia notte. Lì lo spazio eterno, lì tutto il sole di cui ho bisogno, e lune e cieli infiniti del niente.
Non per morire, ma per il ritorno.
Niente fiori
Guido Ghirardini è morto, 65 anni. Lo annunciano la moglie Teresa, i figli Edoardo, Luisa e Juri.
Guido Ghirardini se n’è andato, io intanto non trovo la crema contorno occhi comprata due giorni fa. Dove l’avrò persa? E Guido Ghirardini, dove avrà lasciato la sua crema, prima che chiudesse gli occhi per sempre?
Che vita ha fatto? Dove poggia il suo corpo adesso? Ha amato sua moglie o aveva un’amante? Quali desideri lo hanno animato? Intanto, io, do da mangiare al gatto, prendo il sale e lo verso nel piatto, cammino a piedi nudi nella stanza, ascolto i discorsi animati dei vicini, mentre Guido Ghirardini, con le mani sul ventre, immobile, apparentemente, lascia la moglie Teresa, i figli Edoardo, Luisa e Juri, a guardarlo in una stanza piena di fiori.
Potrebbe anche alzarsi, dar da mangiare al gatto, prendere il sale e versarlo nel piatto. O camminare a piedi nudi nella stanza, ma nessuno ci crederebbe. Guido Ghirardini è morto, finito, chiuso il capitolo.
Io intanto annaspo per cercare la crema, organizzo la giornata di domani, interpreto parole appena dette, annaffio i fiori nuda sul balcone, ascolto il concerto da lontano in Villa Annoni, mentre Guido Ghirardini attende sepoltura. Vorrà essere cremato? Non importa, è lì, schierato e dritto a far parlare di sé come mai prima d’ora, parole di commiato, ricordi del suo lavoro, il giardino a cui teneva, i figli che non ascoltava.
La crema non si trova, l’ho cercata ovunque, scomparsa nel nulla, o forse atterrata nella borsa di un’altra donna, dopo che l’ho dimenticata alla cassa. Popolerà altri cassetti o mensole, riempirà rughe sconosciute, o verrà semplicemente abbandonata in attesa che qualcuno si accorga di lei.
Guido Ghirardini no, lui verrà ricordato, per un giorno, un mese, un anno, qualcuno lo vedrà stampato in una foto, fermo in quella stanza per molto tempo. Lui però non sarà più lì, avrà annaffiato il suo giardino e riposto la crema al posto giusto, mentre io la sto ancora cercando.
Niente fiori, solo opere di bene.
Luna d’asfalto
Il mare a Cormano è asfalto di litoranea come in Liguria, circondato da cemento, puzza di gasolio, caseggiati alti come grattacieli.
E marciapiedi con bimbi saltellanti a mezza notte, vestiti succinti, muscoli fuori, la luna si affaccia comunque.
Noi abbiamo parlato di emozioni e cambiamenti, mentre gli altri se ne stavano quieti ai tavoli coi loro discorsi di andazzo quotidiano. Noi invece approfondiamo, sveliamo storie, immaginiamo scenari che portano lontano.
Al mare, per esempio, oltre i caseggiati di cemento, oltre i nostri stessi racconti, che si fanno sole sulle spiagge di Cormano.
Fuori, finite le sigarette, il caldo ci sospende nella notte, immobile; odori ci invadono dalle cucine, dai tubi delle moto accanto, odori di viavai estivo, suoni di clacson, e nebbia, di semafori lampeggianti per occhi astigmatici.
C’è un mare da scoprire oltre la soglia, che ci tiene vigili nella valle di lacrime, un mare pregno, luminoso, come questa luna d’asfalto.
La mia anima a metà
Metà di tutto, tolgo. La gente parla di bagni al mare, di allenamenti low carbs, e anche di presupposti negativi che non portano a niente. L’intorno mi colpisce sempre, capto discorsi, attendo segni dell’universo.
Rivedo film che inneggiano alla vita, sento la leggerezza del momento, con la mia anima a metà fra ciò ché è stato e ciò che è. Pareggio i conti col passato, e tremo, per un futuro presente, a pochi passi.
Scrivere è ciò che rende lucida la mia esistenza, che calma i surrogati non miei.
Il resto sono passaggi di tempo.
Ogni realtà è realtà sospesa, non me lo dimentico.
Del resto la morte ha molto più fascino
I jeans buttati sulla sedia, insieme agli altri mille vestiti sospesi dei giorni scorsi. Vorrei vedere un film, ma è troppo tardi per tutto.
Il bagno, nello specchio un andirivieni di me che non so che farmene, fortunatamente il profumo del latte detergente proclama il mio esserci, presente e desiderosa di vita.
Ho i capelli arruffati dei sogni incorporati nel divenire della giornata, un andare che spesso non si vuole distaccare dal passato.
Metto la crema, la spalmo, roteando intorno al terzo occhio con intento.
Se la paura più grande è perdere tutto, allora l’ho già fatto, accumulare scarpe e integratori nel cassetto servirà a ben poco.
Se questo vuoto perfetto della notte avesse un senso anche col sole, sarebbe troppo.
Del resto la morte ha molto più fascino, metterò tacchi alti, rossetto e un sorriso domani, ogni volta che me lo chiederanno.
Zitti, state zitti
C’è uno spazio da guardare fuori e dentro, non c’è bisogno di parlare sempre.
Come potete altrimenti sentire emozioni e sensazioni e abbandonarvi al viaggio, se parlate continuamente?
Se impegnate la mente di parole?
Come potete ascoltare gli altri, se siete così impegnati su voi stessi?
Opinioni. Giudizi.
Ma godetevi ogni tanto l’intorno. In silenzio..
Rilassatevi.
Le cose cambiano come le creme
Le cose cambiano come le creme sul bordo del lavandino. Da un momento all’altro nuove marche. Dove e quando le ho comprate?
Cambiano, come i bambini che sempre piangono, eppure crescono e sembra di no.
Come i fratelli che vanno a Milano e tornano tardi la notte e prima non lo facevano.
Le cose cambiano, come i ponteggi nuovi su Villa Clerici e non me n’ero accorta.
Cambiano, nel corpo che avevo un anno fa e non è più lo stesso.
Nella visione di nuovi orizzonti, cambiano.
Rimangono,
i grilli nel silenzio della mia casa notturna, gli alluci che si sfregano fra loro sorridendo,
il cuore che batte,
il respiro che avvolge,
nell’istante immobile.
Il Natale dietro l’albero
Dietro l’albero, a ridosso del muro spoglio, metto da sempre meno palline colorate, non si vedono, ho sempre pensato. L’importante è la scena davanti agli occhi, ciò che appare.
Mi sono sempre chiesta come si senta l’altra faccia del pino, chi lo vede dal bianco del muro cosa direbbe?
Voglio mettermi dall’altra parte del Natale, osservando il vuoto dell’albero, voglio mettermi dall’altra parte ascoltando:
tutta la malinconia,
lo spaesamento,
la mancanza,
il silenzio,
l’oscurità.
Come una luna che non può esistere se non grazie alla sua metà.