Cosa avvicina di più alla morte, se non questo senso vitale, istintuale? Per esternare, senza timore, di sentimenti, di istanti, di vorace tutt’uno con l’esistenza?
Per connettersi con l’intimo Amore e i tuoni e i lampi e i cordoni con gli altri?
L’infrastruttura cade, per lasciare respiro, voglia di abbracci, sguardi.
C’è qualcosa oltre me e oltre te, mentre parliamo, oltre il giudizio, l’obiettivo: un mistero, un campo.
Un racconto che non conosciamo, una storia d’altri tempi, di silenzi.
Un’impresa di intenti, dove non serve dimostrare di esistere, solo rimanere, esserci.
E poi, smettere, con gli sforzi. Ma lasciarsi andare, accogliendo.
Chiudendo gli occhi al mondo, mi inoltro nella mia notte. Lì lo spazio eterno, lì tutto il sole di cui ho bisogno, e lune e cieli infiniti del niente.
Non per morire, ma per il ritorno.