Il concerto

Il concerto comincia quando il sole si abbassa. È solstizio, è il 21 giugno. Quattro musicisti sul palco accordati su pezzi che hanno fatto la storia della musica. Il suono è perfetto, raffinato e il contrabbasso mi porta lontano da quegli stessi pezzi che hanno fatto la storia, spesso in stile elettrico, riconducendo la musica ad un’essenza nuova, una dimensione tutt’uno con la luna. E mi risuona talmente che non posso che abbandonarmi a sensazioni ed emozioni. E tra passato e presente, luci ed ombre, yin e yang, mi lascio andare alla commozione, al canto libero senza giudizio, all’abbraccio di una notte, all’umorismo.

Da dove arriva quella commozione? Dalla malinconia delle cose che non tornano? Forse. O dal saluto finale a quelle stesse cose, per condurmi ad una nuova forma? Sarà, ma a me tutto ciò sembra così vero e tangibile, che il passato è presente, la luce è ombra, lo yin è lo yang e la vita è morte.

Ringrazio gli dei per questo concerto, che c’è sempre mistero e meraviglia e sorpresa dove tutto è possibile!!

«Sono vastità, contengo moltitudini» – W. Whitman

Aria sulla soglia

Sulla soglia fra l’anno passato e quello presente apro la porta, c’è aria calda che mi investe; leggera e leggiadra, mi porta  gli occhi oltre.
Un respiro che richiede presenza, ho in una mano uno scettro di luce, nell’altra una spada di fuoco.
Mi siedo sulla soglia, guardo, e il mio sguardo arriva ovunque senza stancarsi.
È l’ignoto e stavolta lo accolgo come qualcosa che mette pace, che non si sa e per questo si sa, l’eternità di un momento e l’imparmanente insieme.
Col cuore ricolmo e tutte le possibilità del mondo.
Cheers!