Ho un vestito nero appeso di cotone e subito dietro la camicia a quadri rossa delle serate invernali. Ho un ombrello sotto al sedile, una coperta azzurra nel baule e il costume pronto per il mare sulla sedia.
È un tempo convulso da stare a guardare, irrequieto e mutevole come mai possa ricordare. Percorre le orme senza fiato di un mondo impazzito, che se gli dai retta o ci fai a pugni, rischi di rimanerci sotto.
Loro corrono, corrono per le strade inebetiti, si mangiano Hamburger e parole per non capire, prendono sul serio ogni gioco di giostra che turbina nella loro orbita e scherzano quando c’è da stare seri. Fanno richieste senza soggetto, te ne fanno altre senza verbo.
È una metastasi che crede di stare bene, un racconto al contrario.
Sono tentacoli da cui svincolarsi, serie TV senza capo né coda, pipistrelli che si vogliono avvinghiare.
Al confine li vedo, rischiando di infrangere gli specchi, ora però torno al potere del cuore per cambiare stagione.