Guardo l’acqua che scorre coi profumi comprati su Amazon. Il cesso mi ricorda mia madre, lei ci passava molto tempo, con gli odori che quando entravi dopo, dovevi tapparti per forza il naso.
Uno scroscio di tutti i nostri umori più neri, le scorie del secondo cervello che lasciano il nostro corpo, il cesso è un dio che accoglie tutto di noi e non si lamenta affatto.
Strofino le pareti come se fossero perle da lucidare, immergo il viso nell’acqua ormai pulita e provo ad immaginare il viaggio che conduce la nostra parte peggiore e migliore verso l’infinito, oltre.
I miei intestini si aggrovigliano in emozioni ancestrali, il cuore batte all’impazzata e gli occhi stanno per esplodere in un fiume che dice più di mille parole.
Mia madre passava dalla sedia al cesso in un attimo, con una camminata sicura per arrivare all’obiettivo. Io la seguivo da dietro per paura che cadesse, ma sapevo che non sarebbe mai successo in quel frangente, mi fidavo del suo passo eretto. Aspettavo che terminasse il suo lavoro ed entravo per vedere se avesse bisogno di aiuto. Lei però era già in piedi con le mutande tirate su e la mano sullo sciaquone, senza alcun indugio. Così, per tutto il giorno, quel tragitto al bagno diventava la sua passeggiata di vita.
Lei mi manca immensamente e so che manca anche alle piastrelle del corridoio, e al rumore delle ruote del girello. Manca alle parete verdi del cesso che la circondavano seduta a scaricare i suoi dolori, manca allo specchio che la intravedeva piccina piccina. Manca alla finestra che dà sul giardino, e al lavandino, dove si affacendava traballante per lavarsi il viso. Alla spazzola che teneva in mano e con un colpo, i capelli erano a posto. Alla lacca che spargeva dappertutto e si appiccicava in ogni angolo. Manca al suo dentifricio, al suo spazzolino, al profumo che si metteva al volo, nonostante non uscisse.
Manca, Manca, Manca.
Mi manca scrivere di lei con lei presente, mi manca sapere che domani non la vedrò seduta in poltrona, andando da mio padre. Mi manca il suo abbraccio, il suo respiro caldo, la tenerezza degli ultimi tempi. Non so dire quanto mi manca.
Vorrei che si facesse viva, che mi accarezzasse per dirmi che non sono sola, che lei c’è ancora.
Ma ora, non mi rimane che guardare dritto in fondo al cesso come in uno specchio, e tenermela stretta per l’eterno.