Oramai siamo vestiti d’autunno, tranne qualche spavaldo in temperatura da T-shirt.
Ci si ritrova nei ristoranti all’interno, manca solo il fumo che esce dai fiati, come d’inverno.
Autunno e sento odore di rosa pervadere la casa la mattina. Casa senza rose, al momento. È un profumo che accompagna, mi segue in bagno, mi osserva. Persiste e non so da dove viene: è buono, avvolgente,
evanescente. Mi tiene stretta nel piacere di sentirlo, nel mistero di conoscerlo.
Rosalba, madre che di rosa sei fatta, sei qui con me?
Sono lontana da me stessa in questo periodo e non posso saperlo.
Lo desidero, come una mano che si appoggia sulla spalla, una ferita curata dal cuore, un’ipnosi che andrà per il verso giusto, l’ardore di una comunione di anime, la piena di soddisfazione.
E appunto è equinozio d’autunno, lacrime scendono, non sono convincenti, però, non al punto da addomesticarmi alla resa, fosse solo per una rosa.