I tetti del Nord portano dal cielo ondate di pioggia imminenti, contrastati da terre che non possono più accoglierle. Piangono all’ingiù, cascando e scivolando sugli antichi ricordi degli dei, che dall’alto guardano.
All’interno delle loro case i silenzi potrebbero urlare, stacchi su toni contriti, paurosi, doloranti, davanti a televisioni sempre accese per evitare di mettersi lì, intorno, a vedere davvero cosa si potrebbe fare.
Pause sudate in momenti senza fluidità, solo cibo e calcio e discussioni sui porta-ceneri pieni, non un sussulto, perfino gli occhi vivono finte lacrime da occhi irritati e l’aria è ferma, rimasta così dal tempo della sepoltura, più vivo che mai.
E i tetti continuano a guardare all’ingiù e sopra, i morti, non si scompongono e sorridono delle nostre stronzate paradisiache, di un paradiso che abbiamo a portata di mano e non ci interessa.
E la neve, negli inverni con il tè caldo fra le mani, bofonchia sui tetti del nord e si lascia andare, ovattando i suoni in lontananza. Ma ora è estate e il calore ci scioglie le idee e i pensieri luccicano persistenti, ne siamo capaci, e lo sappiamo, di rimanere ad ascoltare le voci dell’aldilà senza commentare alcunché, solo tenerci le mani, aperti verso l’ignoto.
Soffiando sulle ceneri si potrebbe fare uscire dal camino tutto quello che più non serve, lasciarle salire lente dentro gli anfratti del cemento, si potrebbe poi aggiungere quel legno prezioso rimasto a osservare a lungo accanto al divano; avremmo un nuovo fuoco a ravvivare il luogo del silenzio, con un fumo dolce, su, verso i tetti del Nord.
I tetti del Sud hanno ali bianche spiegate verso l’alto, guance ridenti di sole per accogliere il vento che si adagia piatto sopra di loro. Non c’è spigolo, solo anime che si incontrano fra cielo e cielo, apparecchiando terrazze dai profumi inebrianti, vini dionisiaci con le braccia aperte. I morti e i vivi si cambiano di posto perché è facile raggiungersi sui tetti del Sud. Lo spazio è spazio e canta canzoni a frequenze naturali.
Ci si rilassa sui tetti del Sud, e oltre le finestre grondanti di calore ci sono tavoli imbanditi e giochi d’estate, chimere lasciate scomparire, fandonie che servono solo a riempire un racconto di nulla.
Il silenzio torna intero, senza contrasti, si slegano i lacci che tanto fa paura slacciare e torniamo liberi di respirare e di parlare, quando e solo per piacere.