Un piano che da solo accenna note leggere, trasportando su atmosfere emozionali che fanno perdere il senso del reale, o lo riacquistano. Il palco è immerso in una bolla, da fuori si distingue il senso della storia che racconta. Contrabbasso e tromba diventano penne colorate intinte nell’inchiostro dei tasti in bianco e nero. Un calamaio a coda che apre il sipario.
“C’è una strada parigina affiancata da tigli di un verde pregno. Inizio ‘900. Passanti col bavero alzato passeggiano al tramonto affiancati da donne in abiti svolazzanti, con ombrellini colorati dai manici d’avorio. Biciclette scorrono serene e sopra, in sella, i ragazzi tengono il manubrio con una mano sola, la testa voltata indietro, fischiando agli amici in ritardo lungo la via. E’ tiepida l’aria e l’ultimo sole si specchia sulle foglie dei tigli, che si piegano in preghiera, cupole che si agitano sbarazzine come le dita dei tasti di una tromba. Locali e Cafés accolgono tavolini all’aperto in bambù chiaro e fodere porpora. Il vociare è calmo come questa serata di mezza primavera, sale il fumo dei sigari fino ai tigli.
Davanti all’ingresso la fila si fa fitta, lo spettacolo delle 20:30 sta per iniziare. Staccano i biglietti giovani universitari della Sorbona in cerca di soldi facili. Dentro è pura magia, in ghingheri di velluto blu china le poltroncine dei tavolini in legno chiaro, il bancone del bar in stile new York contorna le ultime file. Foto rubate agli artisti del nuovo jazz incorniciano la platea e in alto, in galleria, piccoli tavolini con al centro una lampada dalla luce fioca accolgono i ritardatari. Seduti in coppia o in compagnia, gli spettatori attendono i camerieri in nero per l’ordinazione. Vassoi tondi tenuti in bilico perfetto con una mano sola passano sopra le teste, si appoggiano i bicchieri in sottile silenzio, si spostano posate rallentando il movimento. Non c’è alcun rumore, passi di ballo su note che bastano. E’ una biblioteca di suoni.”
Parigi diventa Milano e Milano Parigi in ogni finale e in ogni nuovo inizio di canzone.
Piano, tromba, contrabbasso.
Contrabbasso, piano, tromba.
Sospesi tutti dentro il sogno che si chiama musica.
Solo i nostri respiri e i gesti delle nostre sagome nella penombra.
There, on That Blue Note.