
Spesso immagino la vita dentro la chat di wapp. Nomi, facce, tante. Amici, conoscenti. Colleghi, recruiters, corrieri, proprietari di negozi on line, parenti, librai, musicisti conosciuti per caso, nomi che compaiono di fianco ai numeri sui gruppi.
Io me li immagino dietro il medesimo schermo, come quando da bambina mi chiedevo come facessero a stare tutti dentro la televisione.
Immagino la vita nel paese di wapp, tutti on line in una festa comune su un prato gigantesco, radunati intorno a tavoli fatti di parole. E poi aforismi, vignette, citazioni sparse intorno, dappertutto.
Risate, urla di gioia, amoreggiamenti, pianti, pensieri.
Offline, il paese di wapp si ferma nel buio apparente.
Sospensione improvvisa, tutto muto.
Solo una lieve musica indiana proviene da lontano, un sitar e voci unite in canti corali.
Il mondo si unisce in un punto dell’universo, c’è voglia di riscoperta.
Il silenzio, lo spazio, la rigenerazione. C’è voglia di parlare di nuovo e davvero, di dire ciò che arriva da dentro, senza timore.
Si sta anche con la noia, non la si combatte.
Il sitar continua la sua musica e ogni padre in attesa inizia a commuoversi, ogni madre
allarga le braccia in un abbraccio morbido e ancestrale. Tutto ritrova il suo centro.
Basta parlare, cominciare a sentire.