SCOPRENDO LA CORSIA DI DESTRA

A velocità moderata ma non troppo, scopro la corsia di destra, quella che non si caga nessuno, ovvero quella che caga il cazzo a tutti.

Lo spazio dell’autostrada mi appare più ampio, mi godo il passaggio, non tanto la meta;  posso alzare gli occhi verso il cielo o all’orizzonte notare il Monte Rosa.

E I tramonti, i tramonti delle 18 in autunno partecipano a ridestare la leggerezza del dopo lavoro e mi ritrovo spesso a credere che il tempo non dipende dalla velocità di crociera e che un posto lo raggiungi comunque all’ora stabilita. Solo che ne hai molto di più per allargare lo sguardo e avere magari un’intuizione.

A volte riesco perfino a rilassarmi, meditando col respiro e a sentire la linfa nei polpacci.

L’autostrada mi diventa amica, mi ritrovo tutt’una con lei, senza panico da prestazione con gli altri. 

Capita di fermarmi in autogrill per un caffè, mi siedo al tavolo con le vetrate che danno sulle pompe di benzina e osservo il via vai di macchine e gente, immaginando perché si trovino lì anche loro, poco prima dell’uscita di viale Certosa. 

In quei momenti prende vita la sensazione del viaggio, in quel transito di camion e macchine verso un dove a me sconosciuto. 

Nel mezzo, coi miei occhi puntati intorno per non perdermi un solo frammento di quella vita che scorre, trovo il mio posto, ferma ad attendere la prossima mossa dell’esistere, ferma ma col piede pronto a muoversi, in un luogo fatto di incontri fugaci, ma intensi, come solo l’istante può dare. 

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