MILANO NON DISTURBA

Giungono voci dal mercato di Via Sabotino, distinte, educate le une con le altre, anche a distanza. Alcune hanno il sentore genovese di Creuza de Ma, talune volano in Marocco, altre più milanesi canticchiano negli auricolari.

E’ un’aria sommessa, pacata. Provo a trattenere il respiro, rimane uguale. Come se fossero rimasti in pochi in città e gli altri andati chissà dove.

Sarà sto cielo bianco, sospeso da giorni sul non so bene cosa fare.

Al di là delle nuvole c’è una guerra schierata in tv, guerra con lo smartphone in una mano e un trolley rigido nell’altra.

Una bambina ha un unicorno rosa da mostrare al videoreporter, gli unicorni rosa dovrebbero stare nelle pubblicità delle camerette per bambini, non nelle strade bombardate di Kharkiv.

Mi sento testimone della storia. Ci vorrebbero più ragazzi per le strade a quest’ora a Milano, a ballare con la musica a tutto volume e bisognerebbe fare festa, girare con vestiti inzuppati di colori, le trombette fra le labbra.

Ecco giungere d’improvviso il chitarrista col cappello. Troppo triste la tua canzone, puoi fare di meglio, è un obbligo morale.

Un obbligo da donare a chi trasuda fatica e dolore, a chi davvero la guerra la sta facendo e tenta di trasformarla ogni giorno in qualcos’altro

A chi non riscuote successo facile con una storia su Instagram, perché impegnato in una storia molto ma molto meno divertente.

E Milano non disturba e se ne va sulla sua strada e io mi giro con lei.

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